Autore: Gianfranco

CREMA DI CAVOLFIORE CON CRUMBLE SAPORITO

Primi

CREMA DI CAVOLFIORE CON CRUMBLE SAPORITO

Ingredienti per 20 porzioni:
Per la crema di cavolfiore  
300 g di cavolfiore pulito
100 g di patate
80 g di yogurt greco
Olio extra vergine d’oliva
40 g di cipolla
Brodo vegetale qb
Sale e pepe

Per il crumble saporito
80 g di pancetta affumicata
1 fetta di pane tipo pugliese
2 cucchiai di olive taggiasche

Esecuzione
Preparare la crema, scottare per alcuni minuti le cime del cavolfiore in acqua a bollore salata, intanto rosolare la cipolla in un filo di olio, una volta appassita unire le patate a cubetti e dopo qualche minuto le cime scolate, insaporire il tutto nel fondo di cottura e coprire con il brodo.
Portare a bollore e cuocere fino a quando le verdure risultano morbide, unire lo yogurt e frullare con un mixer ad immersione fino ad ottenere una crema, correggere se serve di sapore e di consistenza e mantenere al caldo.
Tagliare a piccoli dadi la pancetta e farla rosolare in padella con pochissimo olio, unire il pane sbriciolato nel mixer e renderlo croccante, infine unire le olive tagliate a metà.
Servire la crema in piccoli contenitori e completare con il crumble croccante.

 

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FRITTATINE AI FUNGHI CON TROTA SALMONATA

Antipasti Ricette

FRITTATINE AI FUNGHI CON TROTA SALMONATA

Ingredienti per 12 persone:

6 uova
1 filetto di trota salmonata
200 g di funghi chiodini puliti
60 g di grana grattugiato
½ dl di latte
Olio extra vergine d’oliva
Pane grattugiato
Sale pepe

Per servire
120 g di yogurt greco
Olio extravergine d’oliva
Sale, pepe, aneto

Esecuzione:

Cuocere a vapore anche il filetto di trota, dopo averlo salata e pepato.
Pulire i funghi poi saltarli in padella con un filo di olio e uno spicchio di aglio, al termine insaporirli con sale e pepe.
Sbattere in una ciotola le uova con il latte, il grana, una presa di sale e pepe, oliare e impanare gli stampini per le frittatine, sistemare al loro interno i funghi e qualche pezzetto di trota, infine coprire con il composto di uova.
Passare in forno a 180° per 20/25 minuti, sfornare e fare intiepidire, servire le frittatine con un cucchiaino di yogurt greco insaporito con olio, aneto, sale e pepe e un pezzetto di trota.

 

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TRAMEZZINO CON TONNO AFFUMICATO, CREMA DI FAGIOLI E CIPOLLE CARAMELLATE

Antipasti Ricette

TRAMEZZINO CON TONNO AFFUMICATO, CREMA DI FAGIOLI E CIPOLLE CARAMELLATE

Ingredienti per 24 tramezzini:    

9 fette di pane in cassetta di forma quadrata
200 g di tonno affumicato a fette
200 di fagioli cannellini lessati
80 g di pomodori secchi
1 cipolla rossa
1 cucchiaino di zucchero
Olio extravergine d’oliva
Sale e pepe

Esecuzione:

Tagliare la cipolla a julienne, poi passarla in padella con un filo di olio e lo zucchero e farla caramellare dolcemente aggiungendo un poco di acqua se tende ad asciugarsi troppo, salare e pepare e portare a cottura.
Frullare con un mixer ad immersione i fagioli con 4 cucchiai di olio, sale e pepe fino ad ottenere una crema, se risulta troppo densa aggiungere un poco di acqua.
Spalmare un terzo delle fette di pane con la crema fagioli, poi coprire con il tonno e qualche pezzetto di cipolla, coprire con il pane, spalmare ancora con la crema di fagioli, il tonno, la cipolla e terminare con il pane.
Conservare i tramezzini in frigorifero avvolti con pellicola, al momento del servizio tagliare a triangolo e servire.

 

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MOUSSE DI CASTAGNE CON SALSA AI CACHI

Dolci Ricette

MOUSSE DI CASTAGNE CON SALSA AI CACHI

Ingredienti per 20 persone:

300 g di crema di marroni
250 g di mascarpone
2 cachi maturi
30 g di zucchero a velo
Piccole meringhe qb
Piccoli amaretti qb

Esecuzione

Riunire in una ciotola il mascarpone con la crema di marroni e amalgamare il tutto con una frusta fino ad ottenere una crema omogenea e liscia.
Frullare la polpa dei cachi con lo zucchero a velo e volendo un goccio di rum.
Con l’aiuto di una sacca da pasticcere riempire a metà con la mousse di castagne 20 bicchierini, poi versare la salsa di cachi e fare rassodare in frigorifero.
Al momento di servire decorare i bicchierini con le meringhe e gli amaretti.

 

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INSALATA DI ARANCE, RUCOLA, FINOCCHIO E GAMBERI

Antipasti Ricette

INSALATA DI ARANCE, RUCOLA, FINOCCHIO E GAMBERI

Ingredienti per 20 mini porzioni:

1 arancia
100 g di rucola
1 gamba di finocchio
50 g di olive taggiasche
20 code di gambero
Mandorle a lamelle tostate
Olio extra vergine d’oliva
Sale e pepe

Esecuzione:

Pelare a vivo l’arancia, recuperando il succo, riunire in una ciotola la rucola tagliata a julienne con il finocchio tagliato a piccoli cubetti e le olive tagliate a metà.
Sbattere in una ciotola un pizzico di sale con il succo dell’arancia poi unire l’olio.
Cuocere le code di gambero al vapore per 5/7 minuti, poi condirle con la vinaigrette al mandarino.
Suddividere l’insalata nelle coppette dopo averla condita, completare con gli spicchi di arancia, una coda di gambero e lamelle di mandorle tostate.

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BAVARESE AL PECORINO CON ACETO BALSAMICO

Antipasti Ricette

BAVARESE AL PECORINO CON ACETO BALSAMICO

Ingredienti per 12 porzioni:

150 g di pecorino grattugiato
3 dl di latte
1 dl di panna
8 g di gelatina
Aceto Balsamico di Modena

Esecuzione:

Mettere a bagno il pecorino con il latte per un paio di ore, poi filtrarlo e versarlo in un frullatore, a parte portare il latte a bollore poi versarlo sul pecorino, frullare fino ad ottenere una crema fluida e liscia.

Scaldare 2 cucchiai di crema di pecorino, poi aggiungere la gelatina ammollata in acqua fredda e ben strizzata e farla sciogliere, poi unirla al resto della crema.

Montare la panna non troppo soda e unirla mescolando dall’alto verso il basso alla crema di pecorino.

Versare in bicchierini e fare rassodare in frigorifero. Al momento di servire unire qualche goccia di aceto balsamico

 

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La leggenda di Santa Cecilia (ovvero come nacquero le pettole)

Antipasti Contributi e racconti

La leggenda di Santa Cecilia (ovvero come nacquero le pettole)

Narra un’antica leggenda che…

…la notte di Santa Cecilia,  una notte tra il 21 ed il 22 novembre di tanti anni fa, in una bellissima città circondata dal mare, la banda municipale, per festeggiare la Santa protettrice dei musicisti, Santa Cecilia per l’appunto, “uscì”, alle prime luci dell’alba, per le vie cittadine, suonando canti prenatalizi.
Gli abitanti di quella città vennero svegliati da questi inni ed increduli, ma felici, apprezzarono molto l’omaggio che veniva reso alla Santa.
E’ una città questa, adagiata come un fiore in mezzo al mare più bello, gratificata dalla natura di una temperatura mite anche durante l’inverno, proprio per preservare questo bellissimo fiore.
Ma, nella notte dei tempi, le case non erano riscaldate ed il vento, che soffiava dal mare, entrando dalle fessure delle porte e delle finestre, fece si che gli abitanti, ancora    assonnati, sentissero il bisogno di qualcosa di molto caldo sia da mangiare che da bere.
E’ così…mentre gli uomini incominciarono ad accendere il fuoco ed i bambini sonnecchiavano ancora nei loro lettini, le donne…sempre loro…andarono in cucina e con quel poco che avevano, cercarono di preparare qualcosa di caldo.
Cosa non manca mai in una cucina, soprattutto in una cucina di tantissimi anni fa?
La farina.
Con essa, all’epoca, si preparava il pane fatto in casa. Non mancava, quindi, neanche il lievito.
Ma il tempo per preparare del pane fresco non c’era.
Ed ecco, allora, che l’estro femminile pensò bene di impastare la farina con un po’ di acqua calda salata ed un po’ di lievito, formando una specie di pastella, che non richiedeva una particolare lavorazione. Il fuoco era acceso, però mancava il tempo per poter infornare questa specie di “pane povero”…e così le donne…sempre loro…pensarono di friggerlo.
Olio ben caldo e tante piccole cucchiaiate di pastella, che ci finivano dentro.

PITTULE, LA RICETTA
Ingredienti:
500 g farina grano “Senatore Cappelli”
500 g acqua
10 g sale fino
10 g lievito birra
Un pizzico di zucchero
5 g ammoniaca

Preparazione:
Sciogliere il lievito di birra in una tazza con acqua tiepida e lo zucchero.
A parte il sale fino con la farina e l’acqua tiepida; unire il lievito.
A impasto ultimato lavorare bene per 10-15 minuti fino a quando la pasta non fa “plof” unire per ultimo l’ammoniaca sciolta in una tazzina di acqua tiepida e lasciare lievitare per 1 ora in un posto caldo avvolgendo il contenitore con un panno.
Far scaldare l’olio in una padella stretta e alta in modo che le pittule siano completamente immerse  nell’olio ; quando sono dorate, toglierle dalla pentola con un ragno e farle asciugare su carta assorbente.
Servirle calde.
(Tradizione vuole che siano intinte nel vincotto di mosto d’uva).

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Oltre che vuote le “PITTULE” si possono preparare  alla  “pizzaiola” (con pomodorino, olive nere denocciolate, capperi, cipolla e origano), oppure con il cavolfiore o con calamari e gamberetti.
Oh, dimenticavo, con il baccalà!

 

di Enza Portoghese

Nata a Gallipoli (LE) il 9 novembre 1954, vive ad Alliste, un piccolo e operoso centro agricolo del basso Salento, dove ha svolto con passione il lavoro più bello e più nobile in assoluto: la maestra elementare.

Con la stessa passione, da pensionata, continua a trasmettere saperi e conoscenze nella Masseria Didattica Adamo, dove svolge il ruolo di Operatrice Didattica e attiva percorsi laboratoriali, accogliendo scuole e turisti per diffondere la cultura della qualità dell’olio extravergine di oliva con attività pratiche, capaci di stimolare la creatività e insegnare a scoprire le mille ricchezze dell’olio EVO.

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Ragù alla salsiccia

Primi Ricette

Ragù alla salsiccia

Ingredienti:

300 grammi di salsiccia
150 grammi di macinato di manzo
50 grammi di carota
50 grammi di costa di sedano
50 grammi di cipolla
300 grammi di passata di pomodoro o pelati,
Mezzo bicchiere di vino rosso
Brodo qb
Olio extra vergine d’oliva
Sale e pepe

Esecuzione:

In una casseruola unire tre cucchiai d’olio, il sedano, la carota e la cipolla tritati e far appassire dolcemente. Poi unire la carne macinata e la salsiccia sgranata e far rosolare a fiamma vivace, mescolandola in continuazione in modo che si sgrani bene. Sfumare con il vino, versandolo sui bordi della casseruola in modo da non bloccare la cottura, e mescolare fino a quando non sarà completamente evaporato.

Aggiungere quindi la passata, salare leggermente e pepare, coprire e far sobbollire lentamente per circa un’ora aggiungendo, nel caso il ragù si asciugasse troppo un poco di brodo.
A cottura quasi ultimata correggere se serve di sapore.

CERAMICA GALVANI PORDENONE

Spunti e creazioni

CERAMICA GALVANI PORDENONE

Cenni storici

La ceramica Galvani fu fondata a Pordenone da Andrea Galvani nel 1811, la produzione poi portata avanti dal figlio Giuseppe presentava decorazioni e forme che non si discostavano dai limiti di un artigianato per strati popolari aldilà delle innovazioni tecnologiche sempre messe in atto. La destinazione dei prodotti si divide in un mercato regionale ed uno estero senza un’apprezzabile presenza in quello nazionale, quindi una fascia “folcloristica” ed un’altra borghese: terraglie colorate e cristalline bianche decorate.
Nel frattempo si avvicendano Giorgio e poi Luciano Galvani. Questo capitolo si chiude con la fine del primo conflitto mondiale ed in seguito da un incendio che distrugge la fabbrica.WhatsApp Image 2018-10-24 at 07.56.01

Nel primo dopoguerra subentra Enrico Galvani che dà un nuovo impulso e risulta figura di spicco di questa fase di direzione dell’azienda. Le nuove frontiere del gusto, chiusa l’epoca del liberty, si stanno tracciando nei principali appuntamenti europei culminando nell’esposizione di Parigi del 1925 che sancisce la nascita dell’art decò.

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Viene introdotto il termine “standard” aderente alle teorie della produzione in serie, si aspira ad un’arte sociale di uso quotidiano ed alla portata di tutti, si sviluppa il nuovo concetto di design industriale.
In Italia alle prime biennali di Monza e nelle due successive si distinguevano Laveno e Richard che affidavano i loro progetti a designers del calibro di Giò Ponti e Guido Andlovitz che con le loro opere caratterizzano gli anni ‘20 e ‘30 e continuano ad influenzare le arti decorative fino alla seconda guerra mondale.
Nonostante la rotazione di consulenti come Teonesto Deabate, Gino Rossi e Nino Barbantini la Galvani rimane in seconda fila nel panorama dell’epoca conservando una vena rustica e popolare ed una scarsa innovazione nel decoro tuttavia grazie ai costanti miglioramenti tecnici si evidenzia un rilevante decollo produttivo sopratutto dal 1925 in poi.

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La grande crisi economica del 1929 si ripercuote anche in Italia. Nel 1930 si apprezza la svolta stilistica più rimarchevole che la manifattura pordenonese abbia mai conosciuto nella sua storia, questo cambiamento verso un linguaggio moderno già ampiamente collaudato da Laveno e Ginori coincide con l’assunzione alla direzione artistica del pittore veneziano Angelo Simonetto (1906/1961).

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Formatosi all’istituto d’arte di Venezia e quindi all’ accademia di belle arti approda alla Galvani in contemporanea alla messa in produzione del servizio da tavola disegnato da Giacomo Balla l’anno prima e con la grande mostra dei Futuristi a Venezia nel 1930, non gli mancheranno dunque gli stimoli. Col sostengo di Andrea e poi di Pino Galvani, Simonetto elabora un enorme quantità di disegni e decori destinati alla produzione in serie tutti di gusto decò con la volontà di portare nella fascia più popolare le proposte decorative raffinate e costose delle porcellane Ginori di Ponti.

Ecco le caratteristiche delle ceramiche Galvani anni ‘30: terraglie con costi ridotti e colori accesi dati dalla bassa temperatura, decorazioni all’aerografo con motivi di facile accesso e consumo.
Una nuova professionalità entra a far parte del patrimonio dell’azienda, la capacità di impegnare motivi geometrici e le specifiche abilità nell’uso dell’aerografo, in tutto ciò risulta chiaro il coinvolgimento di Simonetto dato dal clima culturale dell’epoca.

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Dopo la seconda guerra mondiale si continua con una piccola produzione di decori a mano ma si punta maggiormente sulle decalcomanie, fili e timbri oro destinati al mercato di massa.
Dal 1955 fino alla seconda metà degli anni ‘60 si introduce il vitreous china. Nel ‘69 la fabbrica pordenonese chiude e si trasferisce a Valloncello iniziando la produzione di porcellane orientandosi così nella fascia di lusso già satura diaziende ben più importanti e consolidate.

L’ultima gestione è di Tognana, che però fallisce trovandosi a chiudere definitivamente nel 1983.

 

Fonti: Catalogo delle mostre
“La ceramica Galvani tra le due guerre”
1996 PORDENONE
Edizione Biblioteca dell’immagine.

Immagini: collezione privata